SdC - OpenBlog: il blog, non ufficiale, degli studenti di Scienze della Comunicazione dell'Università degli Studi di Salerno

mercoledì, 26 marzo 2008

 Martone: l'ispirazione nasce da una rivelazione

  Università di Salerno / Scienze della Comunicazione / varie
(pubblicato su Close-up.it)

Mario Martone è uno di quei registi italiani che vive la sua carriera al di sotto di quel sottile crinale della notorietà, capace però di guizzare alla ribalta con le sue opere cinematografiche. Nato come regista teatrale, divide la sua produzione fra celluloide e palcoscenico con un eguale ricerca della qualità e dell’impegno civile. Fra gli ulivi del restaurato Convento del Santo Spirito, eremo solitario sulle montagne salernitante datato 1450 ca, Martone ha conversato di cinema e teatro, un po’ restio al microfono ma più a suo agio con la solida copertura offerta dalle immagini delle sue opere, proiettate durante il dialoghi con il prof. di Storia del Teatro all’Università di Salerno, Rino Mele, ideatore della rassegna Muse che ha ospitato l’artista napoletano il 14 ed il 15 marzo nel comune di Pellezzano.

Due incontri in cui i relatori hanno duettato fra poesia, tragedia greca e proiezioni, fino ad indicare un percorso d’approccio del regista ai suoi due linguaggi d’espressione. Accanto alle parole, le immagini che hanno reso celebre il regista, da Morte di un matematico napoletano, il discorso meta-teatrale di Teatro di guerra, o l’ultimo dramma de L’odore del sangue, insieme ad alcuni stralci ripresi durante le messe in scena degli anni, fra cui il Tancredi e Clorinda, realizzato per il Festival di Ravello in costiera amalfitana.

L’autore è attualmente impegnato nella fase di pre-produzione della pellicola in costume Noi Credevamo, interpretata da Luigi Lo Cascio, le cui location saranno allestite principalmente a Torino. La storia si concentrerà sulle vicende di un gruppo di rivoluzionari appartenenti alla Giovine Italia lungo un arco di trent’anni durante l’epopea risorgimentale italiana.

continua su [Close Up]

postato da: RedWizard alle ore 14:23 | link | commenti

martedì, 25 marzo 2008

 FESTIVAL DELLE CULTURE GIOVANI: comincia il conto alla rovescia

  Università di Salerno / Scienze della Comunicazione / news

(COMUNICATO STAMPA 13/03/08)

A poco piu’ di un mese dall’apertura, è cominciato il conto alla rovescia per la Terza edizione del Festival Culture Giovani in programma dal 16 al 20 aprile a Salerno e dedicata alle "ribellioni giovanili" a quarant’anni dal ’68. Centocinquanta giurati dai 18 ai 35 anni cercasi : insieme ad altrettanti coetanei e ai 50 esperti provenienti dalle scuole italiane di cinema, dovranno giudicare i sette film europei in concorso alla tredicesima edizione di Linea D’Ombra Salerno Film Festival, sezione cinematografica della manifestazione diretta Peppe D’Antonio che comprende anche arte, musica e letteratura. Oltre ai film in concorso in ‘Passaggi d’Europa’, tutte opere prime o seconde, al vaglio della giuria popolare anche l’altra sezione competitiva, ‘Corto Europa’.

Ma ad aprile Salerno proporrà non solo cinema da guardare ma anche da realizzare : per quattro promettenti cineasti (dai 20 ai 35 anni) il festival offre infatti ancora la possibilità di iscriversi al workshop gratuito ‘YouVideoclip’ curato da Riccardo Struchil, tra i maggiori videomakers italiani, in collaborazione del direttore della fotografia, Luca Granato : nel corso della manifestazione i giovani registi potranno realizzare quattro videoclip innovativi ispirati ad un brano di Baustelle, gruppo di culto dell’ indie-roch italiano, video che saranno poi presentati nella serata finale. Le schede d’iscrizione alla giuria e al workshop si possono scaricare sul sito www.festivalculturegiovani.it.

La sezione cinema del festival , curata con la collaborazione di Maurizio di Rienzo, proporrà inoltre "I ribelli, sessantotto e dintorni" con una retrospettiva di undici film selezionati da Gino Frezza, Marco Pistoia e Peppe D’Antonio mentre Framenti, un progetto originale del festival di Salerno, catturerà attraverso gli occhi di Steve Della Casa, Italo Moscati e Giovanni Spagnoletti, frammenti d’immagine dal documentario al cinema colto e popolare che meglio hanno rappresentato quegli anni ribelli.

Grande attesa anche per la nuova sezione Livecity, dove i videoartisti del Laboratorio Mediterraneo Archabout, coordinati da Massimo Locci, allestiranno le loro opere in alcuni spazi della città come re-interpretazione critica dei modelli comunicativi della fine degli anni ’60. Nella sezione Scripta curata da Diego De Silva, sarà protagonista la letteratura. In Voci ribelli, alcuni scrittori leggeranno brani tratti delle loro opere e, in Processo al ’68, giornalisti, politici, uomini di cultura interpreteranno accusatori e difensori di quegli eventi che hanno cambiato la nostra storia. Un evento molto atteso in città, e non solo, come testimonia il record di contatti del sito web ilsessantotto, creato in occasione del Festival Culture Giovani, che contiene immagini, storia, libri, film, oltre a consentire di partecipare al ‘processo al 68’ on line.

La sezione Music-K, dedicata alla musica, oltre a Baustelle, presenterà I Giardini di Mirò e l’attesissimo evento La musica ribelle, nel quale Morgan (Bluvertigo), racconterà in chiave d’autore, le parole e la musica che hanno fatto da colonna sonora degli anni settanta.

Il Festival Culture Giovani è organizzato dal Comune di Salerno e co-finanziato dall’Assessorato al Turismo e ai Beni Culturali della Regione Campania che lo ha inserito nei Grandi Eventi 2008.

Per info:

www.festivalculturegiovani.it

www.ilsessantotto.it

Ufficio stampa Festival Culture Giovani

Studio Giornalisti associati De lucia-Leveque

Francesca De Lucia (+39) 3356358348

Raffaella Levèque (+39) 3472936401 tel. (+39) 0812486112 fax (+39) 081662475

E mail: delev@iol.it

www.festivalculturegiovani.it

postato da: RedWizard alle ore 00:41 | link | commenti

venerdì, 21 marzo 2008

 Atenei di qualità, Salerno batte la Federico II

  Università di Salerno / Scienze della Comunicazione / varie
GIANNI COLUCCI Qualità all’università: Salerno premiata. Ma il rettore Pasquino frena. Dopo un primo strappo da parte di 12 rettori italiani, i quali avevano spiegato che solo le loro università erano titolate ad avere finanziamenti statali cospicui in ragione del lavoro che svolgevano, s’allarga l’elenco degli atenei «di eccellenza», un elenco da cui mancano la Sapienza di Roma e la Federico II di Napoli. L’altro giorno a Bologna i rettori «scissionisti» hanno aggiunto alla lista dei 12 eccellenti altri sette atenei di qualità. Il club dell’eccellenza si chiama Aquis (associazione per la qualità delle università statali italiane) e ne fa parte anche l’università di Salerno. A sorpresa però il rettore Raimondo Pasquino prende le distanze e chiarisce che non crede a club ed eccellenze se non si riparametrano le classifiche. Salerno, al pari del Politecnico di Milano, di quello di Torino, dell’Ateno di Tor Vergata, di Trento e Milano Bicocca? Sì, per indice di produttività, studenti, reputazione internazionale (presenza nelle classifiche del Times e dell’università di Shangai). Manca la Federico II di Napoli e questo potrebbe alimentare rivalse campanilistiche. Ma Pasquino non ci sta e rilancia. «Non partecipiamo al club - dice Pasquino - e non per spocchia. Ma ringraziamo i colleghi e riconosciamo che hanno messo il dito nella piaga». Insomma, rettore, siete bravi o no? «Siamo tra gli atenei eccellenti, ma siamo credibili quando ci mettiamo d’accordo sui parametri di partenza per valutare la qualità. Trovo strano e sbagliato che ci siano atenei che hanno certe caratteristiche e certi che non li abbiano. E poi il momento non è quello giusto. L’eccellenza non è tale perchè la si dichiara, ma perchè è il risultato di regole che sono state scritte e applicate. Altrimenti sono i politici a fare le classifiche, la serie A e la B». Pasquino non gongola per essere parametrato tra i migliori se le blasonate università campane sono rimaste fuori: «Se la Federico II e la Sapienza di Roma non ci sono mi chiedo qual è il parametro. La classifica la ritengo sbagliata in partenza a prescindere se noi siamo classificati tra i migliori». Perchè la spaccatura è negativa? « La prima cosa che dobbiamo fare è evitare divisioni. Alla ripartizione del fondo nazionale agli atenei, i finanziamenti ordinari scarsi hanno dimostrato che la coperta è corta. Noi dal ’93 al 2004 siamo stati sottofinanziati e abbiamo avuto un depauperamento in termini patrimoniali. Ma abbiamo tuttavia lavorato su formazione e ricerca e ora ci viene riconosciuto un certo valore. Ma noi non litighiamo e siamo contrari che una quota parte di questo fondo (vincolato per le spese di personale al 90%) venga dirottato verso alcuni soltanto. Noi vogliamo che la ricerca sia messa in testa delle richieste unanimi dei rettori al sistema politico. Sennò si arriva al taglio di alcune università, anzi alla maggior parte di esse. Il campionato si può giocare tutti insieme e una classifica -seppure serve a qualcosa- deve essere solo una dichiarazione di buona attività, sempre a vantaggio degli studenti. A che serve un campionato senza Milan e Juve?». Ma i soldi a chi devono andare? «Si premino i risultati positivi una volta che siano state stabilite delle regole. Chi lavora bene ha un premio. Ma non si deve accettare il principio di togliere ai poveri per dare ai ricchi. Altrimenti la politica farà la graduatoria con atenei di Serie A e di B». L’esempio è proprio Salerno: l’Ateneo insiste su un territorio tra i più estesi d’Italia ma ha conservato la centralità del campus, non ci sono corsi fuori dalla sede o riconoscimenti di crediti formativi per tutti con conseguente infornata di laureati. Insomma ricerca e didattica di qualità. E anche un’università di provincia è diventata di eccellenza.

fonte ilmattino.it (link diretto)
postato da: coldandugly alle ore 15:07 | link | commenti (1)

martedì, 18 marzo 2008

 Borsa di Studio offerta da Fiat e Filmidea

  Università di Salerno / Scienze della Comunicazione / news
FILMIDEA bandisce un concorso per idee con il patrocinio di FIAT auto s.p.a.
Il concorso si rivolge a tutti gli studenti di scienze della comunicazione e consiste nella realizzazione di uno spot pubblicitario della durata max di 2 minuti sul tema “LA STORIA D’ITALIA E LA FIAT 500”

REGOLAMENTO
Lo spot deve durare max 2 minuti. I lavori da consegnare su supporto DVD, dovranno essere accompagnati da un titolo identificativo, oltre che da una richiesta di partecipazione al Premio FILMIDEA, completa dei dati anagrafici dell’autore (nome, cognome, residenza, matricola, mail e numero di telefono).
Lo spot potrà essere realizzato anche da più persone, fermo restando la titolarità di un unico autore che provvederà ad integrare la richiesta con i nominativi dei co-autori. I DVD dovranno, pena l’esclusione, pervenire entro e non oltre, le ore 12,00 del 28 marzo p.v., presso il laboratorio del dipartimento di scienze storiche e sociali (Dott.sa Maria Teresa Grimaldi), o presso il Dipartimento di Scienze della Comunicazione (Sig. Rocco Iannone).
Obbligatorio allegare un certificato che attesti l’iscrizione del candidato al corso di Laurea in Scienze della Comunicazione.
I lavori saranno giudicati da una commissione presieduta dal Prof. Lorenzo Gigliotti.

REQUISITI DI PARTECIPAZIONE

Essere iscritti al corso di laurea in scienze della comunicazione (triennale o specialistica)

I PREMI
Primo classificato: 700,00 (settecento/00) euro
Secondo classificato: 300,00 (trecento/00) euro
La cerimonia di premiazione si terrà nel corso dell’ultimo incontro di FILMIDEA V edizione, previsto entro la fine di maggio 2008.
I vincitori saranno avvisati a mezzo raccomandata.

Link
postato da: coldandugly alle ore 21:27 | link | commenti

domenica, 09 marzo 2008

 Concerto di beneficenza

  Università di Salerno / Scienze della Comunicazione / news
L' Associazione CATTLEYA, nata in ricordo di Giusy Menna, impegnata da ottobre nella raccolta di fondi da destinare ad un progetto, promosso dall' Associazione Mani Tese, volto al recupero e allo sviluppo nel Benin (Sud Africa), è felice di invitarti al Concerto di Beneficenza che si terrà il giorno 12 Marzo 2008 , alle ore 20,00 presso il Centro Sociale di Pagani (SA).
L'invito è esteso a tutti, l'ingresso è gratuito e chi vorrà potrà fare un offerta all'associazione e permetterci di portare avanti, sempre con dignità ed orgoglio, quello che è il nostro obiettivo e che è diventato già l'obiettivo di numerosi iscritti, in sede potrai ricevere tutte le notizie e gli aggiornamenti sull'associazione.
Il concerto prevede l'esibizione di Gruppi locali quali i Malatja, gli Ammuina, gli Alive for a day, i Da'namaste e la nostra unica speranza è divertici insieme a te.
Ogni offerta, ogni bibita venduta, ogni incasso sarà completamente devoluto al progetto del Benin.
Saremo felici di averti con noi!

Associazione Cattleya
...ricordando una Stella...

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sabato, 08 marzo 2008

 Avati si racconta a Salerno

  Università di Salerno / Scienze della Comunicazione / varie

Le origini geografiche spesso connotano la radice della nostra personalità e le tradizioni impregnano l’animo come un persistente odore di uva e terra umida di vendemmia. Capita così che il napoletano abbia un fare realmente teatrale dietro cui si celi un’indole drammatica e gioiosa allo stesso tempo, il milanese sia più rigido e composto, il romagnolo sia un naturale mattacchione da taverna.

Da romagnolo doc, brioso come il lambrusco, Pupi Avati non ha tardato a mostrare questo lato sconosciuto ai più, durante il terzo appuntamento di Filmidea nella mattinata di venerdì 22 febbraio all’Università di Salerno. Appassionante, divertente, pronto a raccontarsi senza risparmio di ironia e comicità, Avati ha tenuto in pugno gli studenti durante due ore dense di fatti e memorie. Come un mago da fiera itinerante, il regista ha dato prova delle sue abilità narrative affabulatorie, capaci di materializzare vivide immagini con le parole. Il regista, nelle sale con il Nascondiglio, ha offerto un escursus che, partendo dai primissimi esordi come aiuto regista, si è soffermato più su divertenti episodi di vita che sulla descrizione puntuale dei film. Un mondo personale aperto su alcuni capitoli salienti della vicenda personale dell’uomo come il momento in cui ha capito di non avere talento come musicista, l’inseguire e raggiungere il “secondo sogno”, quello di essere un regista, l’invito per gli studenti ad esprimere sempre e comunque la propria identità, l’indole e i desideri che caratterizzano ognuno, la sua smodata passione per le belle donne… Un appuntamento che ha divertito enormemente i presenti grazie al colore delle parole del regista, difficilmente compendiabili in poche righe.

Mentre la direzione della rassegna attende ancora la conferma della presenza di Spike Lee ad aprile, il prossimo appuntamento con Filmidea è fissato al 18 marzo con il cast di Io non ci casco più, film dell’attore e regista cavese Pasquale Falcone, già autore di Amore con la S maiuscola e Lista civica di provocazione. Saranno presenti Maria Grazia Cucinotta, interprete e produttrice della pellicola, Maurizio Casagrande, oltre che lo stesso regista.

Più desideroso di raccontarsi che di attendere le domande, Avati ha iniziato giocando d’anticipo e dando il via ad un flusso torrenziale di ricordi, belli e vividi, aneddoti che ognuno nel pubblico gli ha invidiato. E così l’aula delle lauree dell’Università di Salerno è stata proiettata a quel 12 settembre di quarant’anni fa, primo giorno del primo film di Avati, in un’Italia “che non assomiglia in nulla a quella di oggi. In quegli anni erano in piena attività ‘grandi maestri’ come Fellini, Visconti, Rossellini, De Sica… ”.
In poche parole ha riassunto tutta la differenza che sente fra gli esordi e la situazione attuale: “Decisi di entrare nel mondo del cinema dopo aver visto 8 ½. Ho iniziato a fare film quando se ne producevano circa 350 all’anno. Oggi se ne fanno appena 35, e questo tralasciando la qualità. Oggi è difficile trovare una nostra identità nazionale ed il cinema ha un’influenza minima su di essa. Ora, l’incontro col paese reale lo realizza la televisione. Il cinema ha perso la sfida e dalla televisione si è distaccata. La tv ha quindi sviluppato un suo cinema per così dire, che è la fiction”.

Vendendo gli studenti ancora un po’ intimiditi, il regista bolognese ha espresso quello che è il suo maggior desiderio ad ogni incontro: “Tutte le volte che vado da qualche parte a parlare, come oggi, mi chiedo che impatto avrò sulla vita di chi mi sta davanti. Mi piacerebbe che la vita di almeno una persona venisse resettata e che su di essa abbia un’influenza”.
Indossate le vesti di maestro di vita, ha iniziato a parlare della differenza fra il talento e la passione. Ha così rievocato i tempi in cui era un appassionato clarinettista jazz e vedeva se stesso come musicista di professione. “Quando avevo la vostra età pensavo bastasse avere un grande amore per qualcosa, nel mio caso per la musica. Col tempo capii che non era così e lo capii solo dal confronto. Pensavo di essere il migliore a Bologna nel mio campo, e per un periodo forse era anche vero. Ma poi vennero dei nuovi componenti nell’orchestra dove suonavo e dal confronto con loro capii che io non avevo un vero talento per la musica, ma solo una fortissima passione… ”.
Passando a corde più leggere, Avati ha poi iniziato a spronare i ragazzi “io sono qui per farvi capire i miei errori. Io ho realizzato il mio ‘secondo sogno’, visto che non avevo talento per farlo nella musica. Ma non bisogna mai smettere di cercare la propria realizzazione, il campo dove si può esprimere al massimo il proprio talento. Tutti sono dotati di un talento, bisogna scoprirlo ed esprimerlo. Dopo il fallimento musicale, mi dedicai per dieci anni alla conduzione di un’azienda di surgelati, ma non ero affatto soddisfatto e così iniziati a pensare al cinema. Ed ora,eccomi qui… ”.

Spazio poi ai piccoli ricordi di uomo-regista, con passaggi quasi macchiettistici sulla prima esperienza da direttore del set, alle prese con il film Balsamus, l’uomo di Satana. “Il film Satanik, al quale avevo collaborato come aiuto alla regia, mi diede un’esperienza di quattro settimane dopo la quale mi sentii autorizzato a fare il mio primo film. Ma ci vollero ancora un po’ di anni affinché questo avvenisse. La cosa di cui mi preoccupai di più quando fu il momento di iniziare il lavoro sul set fu come dovevo vestirmi. Pensai al cappotto, al cappello, alla sciarpa… Sembravo davvero un regista! Avevo chiara in mente la sequenza di parole da dire e me la ripetevo continuamente: SILENZIO! motore-ciak-azione-motore-ciak-azione-motore-ciak-azione… C’era un sacco di gente ad assistere alla ripresa e, quando fu il momento di girare, gridai: ‘SILENZIO SUL SET! CIAK!!’… Sbagliai tutto al primo avvio ed allora il mio assistente, Franco Delli Colli, mi disse in romanesco ‘nun te preoccupa’, er filme t’o famo noi…’ ”.

Altri divertenti affreschi sul suo rapporto con le donne: “A me son sempre piaciute le belle donne, ma quelle proprio belle… E’ stata una mia grande debolezza. Soprattutto davo un’importanza enorme alla parola ‘sempre’. Appena vedevo una donna bella, me ne innamoravo e la volevo subito sposare. Capite bene che questa era una cosa che invece intimoriva parecchio le ragazze… ”.
Ha poi aggiunto “Il mio rapporto con l’altro sesso nasce da una estrazione maschilista e da bar. Ho sempre pensato che l’amico fosse propedeutico all’amore per la donna della vita. Ma non penso che le persone della mia generazione possano raggiungere un grado di confidenza con la propria donna pari a quello che si ha con gli amici. Alla propria donna non si possono raccontare le insicurezze, i timori, perchè c’è sempre quella sensazione di dover mostrarsi saldi… ”

Altra lezione di stile quando ha raccontato di come una sua disavventura amorosa sia divenuta materiale per la scena di un film: “una sera uscii con una ragazza che proprio non mi voleva. Andammo ad un concerto jazz. Durante tutta la serata io cercai di tenerle la mano… E ci riuscii. Solo che lei da quella mano tirava via progressivamente tutta la vitalità, fino a farla diventare una fredda appendice morta, una protesi insensibile. Era come se per tutta la serata, prima e dopo l’intervallo, avessi stretto un pezzo di plastica. Quando l’accompagnai a casa”, ha proseguito inn un’escalation di humour, “titubante, cercai di baciarla e lei, con quell’abilità che solo alle donne è dato di avere, mi fece arrivare vicinissimo al suo viso, scansandomi impercettibilmente all’ultimo momento. Le baciai la spalla del cappotto, dopodiché lei entrò svelta nel portone e mi disse seccamente ‘grazie’. Io poi quella scena l’ho messa in un film però, e qui il motivo per cui io faccio il regista, lì la ragazza viene baciata!”.

Avati ha quindi posto provocatoriamente a se stesso un’auto-domanda, a beneficio del pubblico. “Mi dovreste chiedere ‘Ma come si fa ad esprimere la propria creatività?’” Qui ha sfoggiato tutta la sua capacità narrativa, confidando la paura dei racconti con cui la nonna lo metteva a letto: “Io ho avuto l’imprinting fortissimo della cultura contadina. Quando eravamo piccini, la nostra nonna ci raccontava delle storie terribili prima di dormire. Crescevamo terrorizzati. Si evocavano storie di persone che compivano azioni tremende come uccidere i genitori, amputare corpi, fantasmi che uccidevano… Il buio assoluto e profondo della campagna noi lo riempivamo con queste immagini di sangue e, ad ogni scricchiolio, pensavamo che i protagonisti delle storie della nonna stessero camminando per casa… Eravamo abituati, anche se nel terrore, ad esercitare la nostra fantasia. Ed è poi per questo che ho fatto film con quei titoli così… ”

Dopo tanto spontaneo raccontare di sé, spazio ad alcune domande di giornalisti e studenti. Essendo Avati un regista spesso cimentatosi nell’horror, gli è stato chiesto perché in Italia le produzioni non puntassero di più su questo genere, nonostante il favore del pubblico testimoniato dagli incassi delle pellicole straniere. “Io sono uno dei pochi autori che lo fanno, forse perché qui c’è una sorta di schizzinosità verso i generi. I registi italiani vogliono esse ‘autori’ riconoscibili e personali. Questa è una lezione appresa dal cinema d’autore francese. Ognuno tende ad essere riconoscibile come ‘genere di se stesso’, così, per esempio, Ermanno Olmi è ‘genere Olmi’. Oggi si punta molto sul nome dell’autore più che sulla spendibilità del genere… ”

In riferimento alla capacità di Avati nell’utilizzare attori in contesti totalmente diversi dalla loro classica estrazione, vedi Abatantuono, Boldi o Carlo delle Piane, passati da ruoli comici ad altri drammatici, gli è stata rivolta una domanda sul perché oggi non ci sia più questa tendenza a scovare nuove corde espressive per gli interpreti. “C’è molta pigrizia nei casting” ha criticamente riposto Avati. “Si vedono sempre gli stessi attori, non c’è voglia di stupirsi e di stupire. Nel mio ultimo film ancora in lavorazione, ho utilizzato Silvio Orlando e, per la prima volta, Ezio Greggio come attori drammatici. Ma molti altri prendono un nome, magari un attore che va di moda in quel momento, e gli fanno recitare sempre lo stesso ruolo fino a saturarlo. Si pensi adesso a Scamarcio, tempo fa era lo stesso per Accorsi… Non si vuole ricercare qualcosa di diverso, non si vuole stupire più.”

Avati ha usato anche alcune parole amare per il cinema sostenuto dallo Stato citando l’esperienza di Cinecittà Holding. “Quando ne ero presidente”, ha amaramente constatato, “mi accorsi di quanto male venissero investiti i soldi pubblici. Questi soldi sono sacri, vengono tratti dalle tasche dei cittadini. Le commissioni non funzionano perché spesso non ci sono persone competenti, ma amici di questo o quell’altro… Gente che non aveva nulla a che fare con un film realmente fatto. Erano tutte persone che, spesso, non erano riusciti a fare film… Me ne sono andato proprio perché non riuscivo più a sopportarlo e a lavorare bene.”.

Ultimo pensiero per l’avventura che lo ha portato a contatto con Pasolini per Salò, le 120 giornate di Sodoma, suo ultimo film prima di morire. “Collaborando con Pasolini ho capito quanto sia più facile lavorare con un grande autore piuttosto che con un regista qualsiasi. Un artista come lui riesce a trasmetterti la sua visione del mondo, la verità di cui è portatore, una visione chiara che una persona normale non ha solitamente. Pasolini non conosceva l’opera originale di De Sade e, dovendoci lavorare, ne chiese una copia. Io avevo già scritto una sceneggiatura per le 120 giornate di Sodoma che lui aveva letto ma che non gli era piaciuta. Il film inizialmente lo doveva fare Citti, ma poi volle farlo Pasolini stesso. Gli portai il libro e quella fu la mia prima occasione per parlargli. Solo alcuni anni più tardi iniziammo la preparazione del film, ma anche la mia seconda sceneggiatura fu cambiata e Pasolini la rese una cosa diversa, scioccante e problematica. Durante la lavorazione del film, questa tensione dovuta ai tanti momenti duri previsti nelle scene era sempre nell’aria. Da allora mi risultò difficile pensare di poter vedere quel film. Ed infatti, non l’ho mai visto.”

di Mario Bove (blog)

fonte: close-up.it

postato da: coldandugly alle ore 14:59 | link | commenti (5)

mercoledì, 05 marzo 2008

 LABORATORIO DI SCRITTURA E RAPPRESENTAZIONE a cura di ENZO DECARO

  Università di Salerno / Scienze della Comunicazione / laboratori
Il laboratorio si impernia su due corsi distinti: (A) Scrittura e (B) Rappresentazione.
Due differenti itinerari in un unico percorso per studenti a «rischio» artistico o quanto meno comunicativo, comunque «creativo».

- nel Corso (A) di Scrittura,
oltre ad elementi teorici dello scrivere e in particolare della Sceneggiatura cinematografica, si tenderà a decodificare e progettare la PROPRIA personale scrittura, le sue caratteristiche, fonti e possibilità;

- nel Corso (B) di Rappresentazione,
oltre ad elementi teorici sulla corporeità scenica, con particolare riferimento agli specifici ambiti (teatro, cinema, televisione), si tenderà a sperimentare la PROPRIA personale attitudine rappresentativa, le potenzialità (e barriere) espressive.

Modalità
Attraverso la costituzione di Piccole Unità Operative, e un lavoro pratico teso a risvegliare consapevolmente le proprie energie creative, l’obiettivo costante resta quello di avvicinare il mondo del Comunicatore a quello della Persona in un tutt’uno, senza (troppe) scissioni, per canalizzare al meglio (attraverso Scrittura o Rappresentazione) aspirazioni, tensioni e motivazioni PROPRIE, riconoscendole tali PRIMA della Comunicazione e attivandole DOPO la Creatività, per conservarne al massimo le potenzialità originarie al di là degli inevitabili condizionamenti successivi.

Durata e Sviluppo
La durata del laboratorio-seminario (Corsi A e B) è stimata in 20 ore di lavoro teorico-pratico così suddivise:
GIOVEDÌ 13 MARZO h. 11,00-16,30
Sala Imbucci – Dipartimento di Scienze Storiche e Sociali
VENERDÌ 14 MARZO h. 11,00-16,30
Sala Imbucci – Dipartimento di Scienze Storiche e Sociali
LUNEDÌ 17 MARZO h. 11,00-16,30
Sala Imbucci – Dipartimento di Scienze Storiche e Sociali
GIOVEDÌ 20 MARZO h. 11,00-14,30
Teatro dell’Università (da confermare)

Regolamento
Il Laboratorio dà diritto a 2 CFU. L’accesso al Laboratorio è consentito, previa iscrizione, ad un massimo di 35 studenti, che siano iscritti al III anno del Corso di laurea di 1° livello (o successivi) e che abbiano già superato gli esami di Storia Contemporanea, Teoria e tecniche della comunicazione di massa, Storia del cinema, Sociologia della comunicazione.
Ai fini dell’iscrizione, sarà motivo d’eventuale e ulteriore selezione, il curriculum accademico con la votazione ottenuta negli esami suddetti.
IL TERMINE DELLE ISCRIZIONI È FISSATO PER MARTEDÌ 11 MARZO ALLE ORE 13,00.
Le domande, comprensive di fotocopia del libretto con gli esami sostenuti, indirizzo e-mail, numero di cellulare, potranno essere presentate presso il Dipartimento di Scienze Storiche e Sociali, Laboratorio didattico-informatico (stanza 1149), alla dottoressa Maria Teresa Grimaldi o al sig. Rocco Iannone, Dipartimento di Scienze della Comunicazione.

link
martedì, 04 marzo 2008

 35 mm: Percorsi illustrati di Cinematografia.

  Università di Salerno / Scienze della Comunicazione / seminari
Seminario di linguaggio cinematografico organizzato dall'associazione studentesca "PANTA REI". Il seminario si terrà il 12 marzo alle ore 09:30 presso la facoltà di Scienze della Formazione.

Durante il seminario saranno svelati, dal primo "ciak" alla distribuzione in sala, i processi alla base di ogni produzione cinematografica.

Prederanno parte al seminario il regista, gli attori e il produttore del film "Ci sta un francese, un inglese e un napoletano", che illustreranno le tecniche e gli strumenti linguistici per imparare a raccontare storie.

postato da: coldandugly alle ore 20:25 | link | commenti

lunedì, 03 marzo 2008

 Casta stampata - Vizi, virtù e privilegi dei giornalisti

  Università di Salerno / Scienze della Comunicazione / varie
Ho notato sul web la presentazione di un libro di Luigi Bacialli, "Carta Stampata".

Riporto qui la recensione:
"I giornalisti possono criticare tutti, ma sono allergici all’essere criticati. È questo uno dei molti paradossi di un’informazione spesso supponente, chiusa e corporativa che difende i propri privilegi e, con la scusa degli attacchi alla libertà di stampa, pretende di non essere mai messa in discussione.
Luigi Bacialli, convinto che la vecchia «umiltà del cronista» debba essere dimostrata non solo a parole ma con i fatti, traccia un ritratto ironico e irriverente dei giornalisti. Dal giovane praticante che vuole scrivere subito un fondo agli «invidiati speciali» che si imboscano per non partire, dal redattore che intervista un falso medico legale e procura all’azienda una maxiquerela a quello che infila un refuso dietro l’altro: ce n’è abbastanza per scendere dal piedistallo e ritrovare un pizzico
di modestia, oltreché il senso della misura. Anche la categoria dei giornalisti, sostiene Bacialli, con i suoi eccessi, la sua permalosità e i suoi deliri di onnipotenza, deve volare più basso.
Ritratto impietoso di una categoria di professionisti che per vizi e privilegi sembra molto simile a una casta."

postato da: MorkAlex alle ore 09:30 | link | commenti (7)

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